domenica 13 gennaio 2013

Torna il Trieste Film Festival. E c'è anche Muri del suono!

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Ieri è stata presentata nei bellissimi spazi del Magazzino delle idee (già il nome promette bene) la 24a edizione del Trieste Film Festival. Anche quest'anno, pur se fra molte difficoltà, il festival triestino che resistendo porta per il ventiquattresimo anno di fila in Italia il meglio della produzione cinematografica dell'Europa centro-orientale, mostra al suo pubblico un anno di ricerca, lavoro, passione. Dal 17 al 23 gennaio, presso il Teatro Miela e la Sala Tripcovich. C'è anche MURI DEL SUONO, felicemente curato dalla sottoscritta :)


La tradizione


Come da tradizione, il cuore del programma è rappresentato dai concorsi internazionali, dedicati a lungometraggi, documentari (tutti anteprime italiane) e dai corti, a cui anche quest’anno si aggiunge una selezione non-competitiva di 13 cortometraggi di animazione (fra cui l’anteprima assoluta De versicoloribus naturalium ludis del giovane regista russo Artem Ludyankov, prodotto da Fabrica – Benetton).

Il programma del festival, come sempre, include numerosi eventi speciali. Ne cito tre che mi stanno particolarmente a cuore: il ricordo di un grande film che compie mezzo secolo, Il sorpasso di Dino Risi, riproposto anche nel documentario dedicatogli da Gloria De Antoni (L’estate di Bruno Cortona) e poi l’ironico e appassionante monologo su cinema, ideologia e psicanalisi del mitico filosofo-cinéphile Slavoj Žižek, protagonista del film The pervert’s guide to ideology di Sophie Fiennes, e infine un focus sul cinema ungherese, per sottolineare la drammatica situazione culturale che il paese sta vivendo, con alcuni tra i lavori più significativi prodotti nel 2012.


Da citare senz'altro il film d'apertura del 17 gennaio: Il viaggio della signorina Vila di Elisabetta Sgarbi. Sceneggiato dalla regista insieme a Eugenio Lio, con le musiche di Franco Battiato, è una storia d’amore e un canto d'amore a Trieste, con le voci narranti di Toni Servillo e Lučka Počkaj, e appaiono fra gli altri Claudio Magris, Luciana Castellina, Gillo Dorfles, Giorgio Pressburger, Boris Pahor, Pino Roveredo, Susanna Tamaro.

Le novità del 2013


La prima e più grande è rappresentata da Fabrizio Grosoli che da curatore storico del Concorso Documentari da quest'anno affianca l'inossidabile Annamaria Percavassi nella direzione artistica.
Fra le sezioni non competitive vi segnalo invece Sorprese di genere: film di fantascienza lituani, thriller serbi, commedie sentimentali slovene e così via che rappresentano soltanto la conferma che in quelle aree geografiche lavorano produttori e cineasti in grado di inserirsi con consapevolezza in quel circuito internazionale globale che non guarda alle singole nazionalità, ma semplicemente alle idee di nuovi talenti ovunque essi si trovino.
Un’altra novità è costituita, nell’edizione 2013, dagli Italian Screenings, film italiani indipendenti, apprezzati nel recente circuito festivaliero ma inediti per i potenziali distributori internazionali. Senza togliere nulla agli altri, sono molto curiosa di vedere Tutto parla di te di Alina Marazzi, che ho molto amato in Un'ora sola ti vorrei.

Questo solo per darvi un'idea, ma c'è molto di più, quindi vi invito a visitare il sito del festival e a scorrere il programma che trovate alla fine del post.
Veniamo a noi :)

Muri del suono


Per la quinta volta (chi l'avrebbe mai detto?) c'è anche MURI DEL SUONO, film di e sulla musica prodotti nell'area di interesse del festival. Quattro anteprime italiane, quattro documentari che spaziano dalla Svizzera alla Bulgaria, passando per Lituania, Romania, Austria e Repubblica Slovacca.
I quattro film sono, in un certo modo, rappresentativi della ricerca portata avanti da questa sezione nei suoi quattro anni di vita e il presupposto è sempre il medesimo: partire dalla musica per arrivare alla storia tout court, in alcuni casi toccando temi anche molto seri come la transizione vissuta da molti paesi dell'ex blocco sovietico all'indipendenza politica o una contemporaneità europea in cui le sacche di povertà sono ancora troppo presenti. Senza dimenticare, comunque, l'inconfondibile tocco surreale che il cinema documentario dell'Est Europa sa imprimere al proprio linguaggio espressivo o la riscoperta di protagonisti dimenticati di un panorama musicale ricco quanto sconosciuto. MURI DEL SUONO ha sempre raccontato storie di persone, seppur significative da un punto di vista generazionale o artistico. Magari esperienze piccole in sé, ma motore di grande innovazione o rappresentative di fenomeni molto più ampii.
Anche Muri ha la sua novità, che ha nome e cognome: si tratta di Beatrice Biggio, amica e reporter appassionata di musica e cinema, folgorata da Muri dal Suono sin dai primordi e quest'anno felicemente al mio fianco nella curatela della sezione.

Due parole sui film:

Negli anni '60, due coniugi svizzeri decidono di mettersi in viaggio verso la Romania e la Bulgaria (paesi all'epoca complicati da girare) con l'automobile carica di rullini fotografici e registratori. Non lo sanno, ma regaleranno alla storia della musica la scoperta del leggendario coro bulgaro di voci femminili “Le Mystère des Voix Bulgares” o al cinema quell'esecutore di musica per flauto di Pan che tutti ricordiamo se abbiamo visto, nella nostra vita, almeno un film di Ennio Morricone (o di Quentin Tarantino o Peter Weir)? BALKAN MELODIE di Stefan Schwietert (Svizzera/Germania/Bulgaria, 2012) è quindi un documentario su un matrimonio lungo una vita e su una coppia che, in piena Guerra fredda, ha oltrepassato fisicamente i confini, per raccogliere e documentare – spesso in modo avventuroso – sonorità fino a quel momento sconosciute in occidente, diventa un viaggio in un pezzo di storia contemporanea che ci racconta anche dei cambiamenti vissuti da persone e luoghi.

Sempre sui luoghi della Storia, si muove la co-produzione liutano-francese KAIP MES ŽAIDEME REVOLIUCIJĄ (Come abbiamo suonato la rivoluzione) di Giedrė Žickytė. L'anno di avvio della narrazione è il 1984, quando “scoppia” la perestroika nell'Unione Sovietica. A Kaunas, in Lituania, un gruppo di architetti decide di festeggiare l'arrivo del nuovo anno creando a tavolino una nuova band. Le voci su questa nuova rock band, che si chiamerà Antis, si spargono a macchia d'olio, con la velocità e l'efficacia di un marketing del tutto inconsapevole ma efficace: nel look e nelle scenografie ad alto impatto, nelle performance e nei testi particolari della band si legge una caricatura feroce della propaganda sovietica, in grado di screditare alla perfezione le assurdità della società sovietica. In breve tempo, ciò che era nato come scherzo intellettuale cresce fino a dar vita alle “Parate rock”, eventi di massa che arrivano a coinvolgere migliaia di persone. Questi si trasformeranno, a loro volta, in manifestazioni imponenti per l'indipendenza lituana, passata alla storia appunto come la “Rivoluzione cantata”, a riprova del fatto che anche la piccola scintilla di una canzone può accendere grandi fuochi, se è l'espressione di un sentimento diffuso.

Particolare e per certi versi toccante è poi la storia di Mariena e Roman, due cugini che vivono, insieme alle rispettive famiglie, in un accampamento Rom della Slovacchia orientale. Hanno in comune una grande passione, sono infatti grandi fan di due pop star, una ceca e una slovacca: Dara Rolins e Karel Gott (quest'ultimo, una vera e propria istituzione nel suo paese). Un giorno, decidono di cantare la loro hit preferita, Le campane della felicità (ZVONKY ŠŤASTIA, che dà il titolo a questo documentario di Jana Bučka e Marek Šulík) e di mandarne un videoclip realizzato da loro direttamente ai due cantanti. In un gioco di specchi continuo e di riappropriazione da parte di queste due persone dimenticate dalla società di una forma curiosa di protagonismo, si confondono i ruoli: chi è la vera pop star? Chi sta girando veramente il film?

Per chiudere, un film di produzione austriaca, ma ambientato in Croazia: NOSELAND (La terra dei nasi), del russo Aleksey Igudesman. Curioso personaggio questo Igudesman, che non contento di girare il mondo con i suoi concerti (è infatti un affermato violinista e compositore), un bel giorno decide che anche la musica classica ha bisogno del suo mockumentary. Come fare a raccontare un mondo musicale solitamente considerato molto serio (per alcuni, addirittura noioso) in modo leggero e divertente, andando oltre i preconcetti di cui è spesso vittima? L'occasione gli arriva da un altro musicista di fama mondiale, nonché suo amico da una vita ovvero il violinista Julian Rachlin. Una volta l'anno, Rachlin prende gioioso possesso della cittadina croata di Dubrovnik, dove fa confluire alcuni dei maggiori musicisti, attori e compositori al mondo per dar vita a un festival di musica classica che dura 2 settimane e si chiama, appunto, "Julian Rachlin & Friends”. Igudesman si offre di realizzare un documentario che offra uno sguardo dall'interno del festival, ma le cose prendono una brutta piega fin dal principio. Ritroviamo Rachlin mentre assiste, nel ruolo inconsapevole di produttore, alla proiezione del film. Davanti ai suoi occhi, un disastro totale, in cui Igudesman riesce a offendere, uno dopo l'altro, tutti gli artisti e gli ospiti intervistati, compresi John Malkovich e Sir Roger Moore...

MDS lo trovate:

Al TEATRO MIELA
KAIP MES ŽAIDEME REVOLIUCIJĄ - Sabato 19, ore 20.00
NOSELAND Sabato 19, ore 22.00
ZVONKY ŠŤASTIA - Martedì 22, 16.45

In SALA TRIPCOVICH
BALKAN MELODIE - Mercoledì 23, ore 15.45


BUONA VISIONE E BUON ASCOLTO!


Il PROGRAMMA del festival:





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