venerdì 15 maggio 2009

TRACCE DI MURO: UNA GIORNATA DEDICATA A BERLINO

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Ed eccoci a un altro appuntamento con Tracce di Muro. Lunedì 18, più che di Muro, si parlerà di Berlino, questa metropoli che per molti riassume in sé un po’ tutta la Storia con la S maiuscola del ‘900. Si parte alle 18.30 con un capolavoro/pietra miliare del cinema muto, anzi del cinema tout court: Berlin, die Symphonie einer Grosstadt (Berlino - Sinfonia di una grande città) di Walter Ruttmann, Germania 1927. Nello stesso anno di Metropolis di Fritz Lang, ecco un’altra ‘ricostruzione cinematografica’ della Berlino degli anni ’20, città industriale in piena espansione, capitale dell’avanguardia modernista, del progresso e della tecnologia, reportage visivo di un'intera giornata, dall’alba al tramonto. Sinfonia visiva (con le musiche di Edmund Meisel e montaggio dello stesso Ruttmann) e ritratto sperimentale, fra realismo sovietico e avanguardie astratte europee, il documentario influenzò giovani registi dell’epoca, come Joris Ivens e si colloca accanto ad altri capolavori come L’uomo con la macchina da presa (1929) di Dziga Vertov o A propos de Nice (1929) di Jean Vigo e, per arrivare ai giorni nostri, anche alla trilogia Qatsi (Koyaanisqatsi, 1982; Powaqqatsi, 1988; Naqoyqatsi, 2002) di Godfrey Reggio con le musiche di Philip Glass.
Memore delle sue esperienze nell’animazione astratta, Ruttmann apre il film con riprese di forme geometriche, accostate per analogia a immagini documentaristiche. Altre sequenze esplorano le forme astratte di industrie, macchine, palazzi; in altre si affaccia un interesse per il sociale. Ma le immagini perdono progressivamente la loro natura di documento filmico per assumere quelle di elementi di composizione cinetica, volutamente “poetica”. Nessun attore, nessuna teatralità, nessuna star ma solo ed esclusivamente Berlino: macchine che sfrecciano sulle strade, rotaie, ciminiere che testimoniano con i loro fumi che la vita scorre anche all'interno delle fabbriche, sporco e aria torbida, segni di una modernità che diviene anche riflessione esistenziale ed estetica della vita di una metropoli.
L’autore, Walter Ruttmann, era nato nel 1887 a Francoforte (morirà a Berlino nel 1941). Inizialmente pittore, negli anni delle ricerche surrealiste e dadaiste, si era dedicato alla realizzazione di film che riflettevano i principi di queste correnti artistiche, con particolare attenzione all'astrattismo: Opus 1, Opus 2, Opus 3, Opus 4, girati fra il 1924 e il 1925, testimoniano della sua personalità singolare. Fritz Lang gli affidò la realizzazione della sequenza del sogno di Sigfrido nei Nibelunghi. Nel 1927 girò Berlino, sinfonia di una grande città e l’anno dopo venne invitato in Italia da Mussolini in persona, il quale gli commissionò il controverso semi-documentario Acciaio, tratto da Pirandello e ambientato nelle acciaierie di Terni. Finì per specializzarsi nel film di documentazione, e collaborare al montaggio di Olimpia di Leni Riefenstahl nel 1938.
75 anni dopo l’esperimento visivo e sonoro di Ruttmann, Berlino si trova nel bel mezzo di una trasformazione che non precedenti. 10 anni dopo la caduta del Muro, il motore della Storia, di nuovo in cammino, riplasma una nuova città. Persone provenienti da ogni parte del pianeta e dalle esistenze completamente diverse arrivano qui per dare vita a una nuova metropoli, che ricorda per molti versi quella degli anni ’20. Thomas Schadt decide quindi di realizzare un update del film di Ruttmann, che pur conservando alcune caratteristiche e principi narrativi dell’originale – come l’inserimento di ogni singola inquadratura del film in una struttura sinfonica, il racconto di un giorno nella vita della città seguendo alcuni temi principali, il girato in bianco e nero e in 35mm – cerca di creare un proprio linguaggio visivo e una nuova struttura narrativa.
Thomas Schadt è nato nel 1957 a Norimberga. Durante gli anni in cui ha studiato fotografia, ha lavorato come protezionista, assistente alla fotografia e fotografo di scena. Si è poi iscritto all’Accademia tedesca di Cinema e Televisione di Berlino (dffb), dove ha studiato dal 1980 al 1983. terminati gli studi, ha fondato la propria società di produzione cinematografica, la Odyssee-Film, e ha cominciato a lavorare come documentarista free-lance, fotografo e cineoperatore. Dal 1991, insegna in diverse accademie, fra cui la stessa dffb e l’Accademia di Cinema Baden-Wuerttemberg di Ludwigsburg. Ha all’attivo molti film, fra cui Was hab i in Hawaii verloren (film di diploma del 1982), Der Autobahnkrieg (1991), Der Kandidat – Gerhard Schroeder im Wahlkampf ‘98 (1998, che ha vinto il Premio della televisione tedesca come Miglior documentario l’anno successivo), My Way – James Last (2001), Berlin Symphony (Berlin - Sinfonie einer Grossstadt, 2002).

questo post viene pubblicato in contemporanea su Cavò, il blog-rifugio di Alpe Adria Cinema

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